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Moro: uno dei padri della nostra società

Questo blog riporta prevalentemente “frammenti” da testi e discorsi di Aldo Moro, ma anche, ogni tanto, interpretazioni e testimonianze sul versante della memoria che esiste nel nostro Paese circa la figura politica e umana dello statista. Anche da fonti imprevedibili. Come la band rock livornese “Virginiana Miller”, che nel suo ultimo album, “Venga il Regno”, dedica un brano ad Aldo Moro. Ecco cosa dice Simone Lenzi, il cantante della band, in una intervista su Repubblica.
“Sono personalmente convinto che in quella vicenda ci siamo giocati il futuro del Paese. Che se non ci fosse stato il rapimento Moro, con quell’epilogo atroce, il Paese oggi oggi sarebbe diverso. Avremmo anche una sinistra diversa, con idee più chiare e moderne, consolidate in una pratica di governo più rodata negli anni. Credo che se ti interessa il presente, ed è di questo che in fondo si parla, tu non possa non farti delle domande su quel che fu in gioco allora. Gli anni di piombo congelarono il Paese in una morsa asfittica: adesso paghiamo il conto della nostra arretratezza. Nel video la canzone è dedicata ai Padri. Moro fu uno di questi padri di cui la nostra società è tragicamente orfana e di cui pure c’è ancora un disperato bisogno”.

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Per la ricerca scientifica non solo risorse, ma più organizzazione e coordinamento

(…) In nessun campo come in quello della ricerca la dovizia dei mezzi non può in nessun modo porre riparo all’inefficienza di strutture organizzative che non sappiano conciliare la necessaria autonomia delle singole attività di ricerca con il coordinamento di tale attività in funzione degli obiettivi stabiliti. Un determinato aumento nel volume di risorse attribuite alla ricerca scientifica può dare un rendimento altissimo di cui altri settori d’impiego del reddito nazionale non sarebbero mai capaci, ma può anche risolversi in dispersione grave di mezzi e soprattutto nella non creazione di questo vitale fattore.

(Aldo Moro, Relazione all’VIII congresso nazionale DC, Napoli 27-31 gennaio 1962)

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La salvezza e la speranza umane

La Pasqua evoca la redenzione dell’uomo, che è in fondo la meta di ogni sforzo morale e di ogni impegno politico. Se la redenzione è l’affermazione di un valore fuori discussione e perciò, in sé, perfetta e compiuta, molti disegni di vita individuale e sociale sono invece in via di faticosa attuazione ed incontrano difficoltà gravi e talvolta insuperabili. Ma il principio resta, illuminante e stimolante. Il significato di questa giornata è nel riscontrare che, in modo mirabile e misterioso, vi sono oggi, vi sono ora tutte le condizioni, perché l’uomo sia salvo, salvo per tutta intera l’estensione dell’esperienza umana. È un giorno di gioia, perché la salvezza è alla nostra portata. Ma è anche un giorno di preoccupazione, di critica e di ripensamento nel raffronto tra l’enorme possibilità offerta ed il ritardo, la limitatezza, la precarietà di ogni conquista umana; tra il bene dell’armonia e della pace, il quale contrassegna la pienezza della vita, e la realtà delle divisioni che separano l’uomo dall’uomo e lacerano il mondo.
La storia sarebbe estremamente deludente e scoraggiante, se non fosse riscattata dall’annuncio, sempre presente, della salvezza e della speranza. E non parlo naturalmente solo di salvezza e di speranza religiose. Parlo, più in generale, di salvezza e di speranza umane che si dischiudono a tutti coloro che hanno buona volontà.
(Aldo Moro, Articolo su “Il Giorno”, 10 aprile 1977)

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Il Presidente del Senato Pietro Grasso cita Aldo Moro nel suo discorso di insediamento

Questa volta, il “frammento” è stato suggerito pubblicamente da Pietro Grasso, neo Presidente del Senato, che nel corso del suo discorso di insediamento, il 16 marzo 2013, ha citato un brano di Aldo Moro, tratto dalle sue lezioni di filosofia del diritto all’Università di Bari, nell’anno accademico 1942-43. Riportiamo qui di seguito il passaggio del discorso di Grasso in cui è presente la citazione.

“(…) Oggi è il 16 marzo e non posso che ringraziare il Presidente Colombo che stamattina ci ha commosso con il ricordo dell’anniversario del rapimento di Aldo Moro e della strage di via Fani che provocò la morte dei 5 agenti di scorta Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Al loro sacrificio di servitori dello Stato va il nostro omaggio deferente e commosso. Oggi bisogna ridare dignità e risorse alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura.
Sono trascorsi 35 anni da quel tragico giorno che non fu solo il dramma di un uomo e di una famiglia, ma dell’intero Paese: in Aldo Moro il terrorismo brigatista individuò il nemico più consapevole di un progetto davvero riformatore, l’uomo e il dirigente politico che aveva compreso il bisogno e le speranze di rigenerazione che animavano dal profondo e tormentavano la società italiana. Come Moro scrisse in un suo saggio giovanile «Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino» (…).