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La trama popolare della democrazia italiana

I limiti dell’azione delle forze politiche

“Queste cose nuove certo emergono non senza contrasti, non senza difficoltà, non senza eccessi, non senza momentanei squilibri. Ma è questo il compito della nostra epoca. Il tema dei diritti è centrale nella nostra dialettica politica. Di fronte a questa fioritura la politica deve essere conscia del proprio limite, pronta a piegarsi su questa nuova realtà, che le toglie la rigidezza della ragione di stato, per darle il respiro della ragione dell’uomo”.

(Aldo Moro, intervento al XIII congresso della DC, 20 marzo 1976)

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I grandi processi di liberazione

“Bisogna convincersi che per la politica è estremamente importante tutto ciò che sta al di sotto del potere e dell’ordinamento politico. (…) Sono in gioco grandi processi di liberazione espressi nella forte spinta (…) verso l’espansione dell’area della dignità degli uomini e dei popoli. Possono sfuggirci dettagli, ma non ci sfuggirà l’insieme, che del resto è tanto chiaro, tanto evidente ai conservatori, che non mancano di apprestare rapidamente le loro robuste difese. Non si può negare che questo sia il tratto caratteristico dell’epoca in cui viviamo, che colpi formidabili siano stati già dati a molteplici cristallizzazioni del potere, ad insostenibili diseguaglianze sociali, a condizioni subordinate che erano prima accettate come una fatalità e contro le quali si è acceso ormai un incendio divoratore. E così molte altre cose saranno cancellate con qualche turbamento e rischio, ma con ragioni di fondo che sarebbe non solo ingiustizia, ma anche follia non riconoscere e secondare.”
(Aldo Moro, Intervento al XII congresso della DC, Roma 9 giugno 1973)

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La disarmonia tra società civile e società politica

“C’è una sproporzione, una disarmonia, una incoerenza tra società civile, ricca di molteplici espressioni ed articolazioni, e società politica, tra l’insieme delle esigenze, nel loro modo naturale ed immediato di manifestarsi, ed il sistema apprestato per farvi fronte e soddisfarle. Le aspirazioni dei cittadini emergono e si affermano più velocemente che il formarsi delle risorse economiche e il perfezionarsi degli strumenti legislativi. Antiche ingiustizie non sono state ancora riparate. Non è solo debole ed intermittente la nostra economia, ma è discontinua, nel suo stesso impetuoso fiorire, la vita sociale; stanca la vita politica, sintesi inadeguata e talvolta persino impotente dell’insieme economico–sociale del paese. Non dico tutto questo per scoraggiare, ma invece perché si moltiplichino le energie e si applichi la più tesa attenzione, non su di un punto solo, ma su tutti, dovunque, insomma, c’è qualche cosa che non va o un’istituzione che non riesce ad assolvere puntualmente il proprio compito.”

(Aldo Moro, Dichiarazioni programmatiche del suo quarto governo, 2 dicembre 1974)

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La storia che va avanti

“Lo stesso progresso già realizzato fa oggi la società più impaziente ed esigente e pone nuovi e gravi problemi sociali e politici. Abbiamo sentito, specie dopo il 1968, che importanti novità erano all’orizzonte (…). E’ la storia che va avanti verso l’eguale dignità e l’unità organica degli uomini e dei popoli (…). Tutto questo è la storia di oggi, che non può essere in nessun modo ricacciata indietro, come se essa non fosse mai stata. Non si può perché non riuscirebbe; non si può, perché sarebbe contro la verità. E’ una nuova realtà con la quale si devono fare i conti, sapendo che un nuovo mondo si annuncia, che esso vincerà e che sta a noi fare in modo che non travolga valori reali ed il sistema di libertà e di pacifica evoluzione che ha caratterizzato sin qui la democrazia italiana. Questo è il grande problema di fronte al quale ci troviamo nel nostro tempo”.

(Aldo Moro, Discorso al Consiglio Nazionale della DC, in: Il Consiglio Nazionale della DC, 25-30 settembre 1971. Documenti SPES, n. 8, anno VI, nuova serie, ottobre 1971)

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Una società sempre più presente a se stessa

“La responsabilità di chi esercita i pubblici poteri è fortemente condizionata dalla iniziativa e dalla reazione di coloro che non possono più essere chiamati sudditi e, neppure, propriamente governati, ma in un modo nuovo ed essenziale uomini liberi. Del resto una società sempre più presente a se stessa travalica le strutture dei partiti ed è sempre meno agevolmente riconducibile, come prima invece avveniva, nell’ambito di una impostazione particolare, sotto lo scudo di una ideologia ben definita ed esclusiva. Il fermento sociale insomma che prima alimentava e muoveva, attraverso distinti canali, i partiti, oggi si amplia, si approfondisce, diventa in una certa misura influente per se stesso e si sviluppa, al di là dei partiti, con una spinta non differenziata, più mirando all’unione che non alla divisione”.

(Aldo Moro, “Le linee politiche e programmatiche della DC”, Milano – in “Progetto”, n. 18, 3 giugno 1969)