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	<title>Commenti per Aldo Moro: frammenti della memoria</title>
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	<description>Testi e testimonianze sull’unità nazionale e il senso dell’essere italiani</description>
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		<title>Commenti su Identità nazionale: dai &#8220;frammenti&#8221; numerose indicazioni di approccio e di metodo di claudio d'isanto</title>
		<link>http://www.accademiaaldomoro.org/public/frammenti/?p=166#comment-70</link>
		<dc:creator>claudio d'isanto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 18:24:13 +0000</pubDate>
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		<description>I frammenti di Aldo Moro su patria e nazione, e in particolar modo la sua critica alla mitologia del nazionalismo,&#039; evocano uno scenario che ci è molto vicino ancora oggi. Troppe sono le voci che si levano dalla società civile alla ricerca di una &#039;comunità&#039; della solidarietà, di una solidarietà comune per dare impulso, vitalità ad un essere collettivo che sembra aver perso l&#039;idea di un percorso comune. Come pensare un essere comune senza feticizzare le appartenenze e rendere naturali forme di comunità che sono il risultato di processi storici complessi? Durante la fine del Berlusconismo colpiva la sensazione di una mancanza di una &#039;narrazione della crisi,&#039; una narrazione che avrebbe dovuto parlare a tutta la nazione in modo nuovo.  Il nazionalismo criticato giustamente da Moro esigeva una nuova grande narrazione mitologica per creare una nazione, un &#039;popolo,&#039; una comunità che non coincideva con i confini geografici della nazione ma che doveva essere filtrata e purificata con meccanismi violenti messi in evidenza in tutta la loro devastazione nei campi di sterminio.  Le parole del Presidente sembrano indicarci un sentiero tra l&#039;esigenza di sentirci comunità nonostante le differenze (genere, lingua, appartenenza) ed il pericolo di qualsivoglia creazione di una &#039;comunità&#039; forte che si fonda sempre sull&#039;esclusione dell&#039;altro (il non europeo, il nemico, l&#039;apolide, il non conforme). Come ritrovare una narrazione della nostra comune appartenenza senza ignorare le differenze, senza &quot;sorpassarle&#039; in forme mitologiche e demoniche di comunità?  Forse è l&#039;appello di  Moro all&#039;esigenza di riportare qualsivoglia appartenenza  (nazione, comune, famiglia) alla propria verità intima ed umana la chiave per superare la crisi collettiva in cui ci troviamo.  Non c&#039;e&#039; nulla da &#039;creare&#039;, filtrare, epurare.  Si tratta solo di scoprire ancora una volta l&#039;idea dell&#039;essere ab-soluto, svincolato da qualsiasi appartenenza e libero di abbandonarsi all&#039;esistenza.  Solo nel mistero dell&#039;abbandono può realizzarsi l&#039;idea di una comunione di vita che non sia fittiza (ma potrei dire &#039;demonica&#039; nel senso del nazionalismo) ma sostanza umana.
Un caro saluto. Claudio D&#039;Isanto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I frammenti di Aldo Moro su patria e nazione, e in particolar modo la sua critica alla mitologia del nazionalismo,&#8217; evocano uno scenario che ci è molto vicino ancora oggi. Troppe sono le voci che si levano dalla società civile alla ricerca di una &#8216;comunità&#8216; della solidarietà, di una solidarietà comune per dare impulso, vitalità ad un essere collettivo che sembra aver perso l&#8217;idea di un percorso comune. Come pensare un essere comune senza feticizzare le appartenenze e rendere naturali forme di comunità che sono il risultato di processi storici complessi? Durante la fine del Berlusconismo colpiva la sensazione di una mancanza di una &#8216;narrazione della crisi,&#8217; una narrazione che avrebbe dovuto parlare a tutta la nazione in modo nuovo.  Il nazionalismo criticato giustamente da Moro esigeva una nuova grande narrazione mitologica per creare una nazione, un &#8216;popolo,&#8217; una comunità che non coincideva con i confini geografici della nazione ma che doveva essere filtrata e purificata con meccanismi violenti messi in evidenza in tutta la loro devastazione nei campi di sterminio.  Le parole del Presidente sembrano indicarci un sentiero tra l&#8217;esigenza di sentirci comunità nonostante le differenze (genere, lingua, appartenenza) ed il pericolo di qualsivoglia creazione di una &#8216;comunità&#8216; forte che si fonda sempre sull&#8217;esclusione dell&#8217;altro (il non europeo, il nemico, l&#8217;apolide, il non conforme). Come ritrovare una narrazione della nostra comune appartenenza senza ignorare le differenze, senza &#8220;sorpassarle&#8217; in forme mitologiche e demoniche di comunità?  Forse è l&#8217;appello di  Moro all&#8217;esigenza di riportare qualsivoglia appartenenza  (nazione, comune, famiglia) alla propria verità intima ed umana la chiave per superare la crisi collettiva in cui ci troviamo.  Non c&#8217;e&#8217; nulla da &#8216;creare&#8217;, filtrare, epurare.  Si tratta solo di scoprire ancora una volta l&#8217;idea dell&#8217;essere ab-soluto, svincolato da qualsiasi appartenenza e libero di abbandonarsi all&#8217;esistenza.  Solo nel mistero dell&#8217;abbandono può realizzarsi l&#8217;idea di una comunione di vita che non sia fittiza (ma potrei dire &#8216;demonica&#8217; nel senso del nazionalismo) ma sostanza umana.<br />
Un caro saluto. Claudio D&#8217;Isanto</p>
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		<title>Commenti su La patria come espressione di una società ricca di cultura, tecnica, gusto, senso umano, solidarietà, alte idealità civili di Francesca</title>
		<link>http://www.accademiaaldomoro.org/public/frammenti/?p=136#comment-27</link>
		<dc:creator>Francesca</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 18:46:41 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie ai curatori di questo blog e grazie in particolare a Daniele Mezzana che lo ha fatto conoscere.
</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ai curatori di questo blog e grazie in particolare a Daniele Mezzana che lo ha fatto conoscere.</p>
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		<title>Commenti su L&#8217;incontro tra Nord e Sud di claudio d'isanto</title>
		<link>http://www.accademiaaldomoro.org/public/frammenti/?p=119#comment-20</link>
		<dc:creator>claudio d'isanto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 06:03:18 +0000</pubDate>
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		<description>Mai come oggi  le parole di Aldo Moro, scritte nel lontano 45 all&#039;indomani della guerra, rispecchiano sentimenti provati da molti cittadini italiani.  Non si trattava e non si tratta oggi di dare una descrizione antropologica e culturale delle identità del nord e del sud italia. Aldo Moro si appellava a quella che potremmo definire una fenomenologia del sentimento, delle passioni vissute in modo strutturale e sistemico dai più.  Dell&#039;esperienza dura del sud, che come il Nord aveva partecipato attivamente alla guerra di resistenza per reclamare una &#039;comune libertà&#039;, rimane per Moro solo quel senso di sfiducia, di prudenza, di stanchezza. E&#039; il sentimento provato dai più in tutta la penisola italiana nel nostro tempo, sia al sud che al nord,nell&#039;epoca della fine infinita della parabola del berlusconismo e dello stato di emergenza finanziario.  E&#039; ovvio che per Moro non siamo sul piano di una descrizione di identità culturali, geografiche, antropologiche.  Qui si fa appello a forze, a energie spirituali e politiche che cercano uno sbocco nell&#039;azione civile e parlamentare.   Il desiderio di freschezza, di giovinezza, di fiducia cui fa appello lo statista democristiano non esprime un idioma organico classista o razzista ma un performativo politico che sciolga le forze spirituali e politiche stanche al loro proprio destino, ad un essere comune, libero, civile, italico. Ciò che colpisce nelle parole di Aldo Moro è proprio l&#039;esigenza dell&#039;essere comune, di una politica che sia espressione di un incontro pacifico e armonico di orizzonti differenti condivisi. Oggi una tale esigenza può nascere solo da una rinnovata fiducia nella possibilità di una condivisione  politica e sociale che non si appiattisca su qualsivoglia identità, classe, razza o fede: una fiducia nella possibilità di realizzare il sogno dei nostri padri e delle nostri madri di costruire una comunità civile aperta fondata sul principio della generosità dell&#039;essere.  Tradurre, e non tradire, la generosità in agire politico e sociale, in una prassi della solidarietà, è il compito che Moro trasmette a noi, cittadini di un Paese stanco che ha un desiderio enorme di unire le mani con i più deboli per realizzare le condizioni della &#039;finita&#039; libertà umana. Un caro saluto, Claudio D&#039;Isanto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mai come oggi  le parole di Aldo Moro, scritte nel lontano 45 all&#8217;indomani della guerra, rispecchiano sentimenti provati da molti cittadini italiani.  Non si trattava e non si tratta oggi di dare una descrizione antropologica e culturale delle identità del nord e del sud italia. Aldo Moro si appellava a quella che potremmo definire una fenomenologia del sentimento, delle passioni vissute in modo strutturale e sistemico dai più.  Dell&#8217;esperienza dura del sud, che come il Nord aveva partecipato attivamente alla guerra di resistenza per reclamare una &#8216;comune libertà&#8216;, rimane per Moro solo quel senso di sfiducia, di prudenza, di stanchezza. E&#8217; il sentimento provato dai più in tutta la penisola italiana nel nostro tempo, sia al sud che al nord,nell&#8217;epoca della fine infinita della parabola del berlusconismo e dello stato di emergenza finanziario.  E&#8217; ovvio che per Moro non siamo sul piano di una descrizione di identità culturali, geografiche, antropologiche.  Qui si fa appello a forze, a energie spirituali e politiche che cercano uno sbocco nell&#8217;azione civile e parlamentare.   Il desiderio di freschezza, di giovinezza, di fiducia cui fa appello lo statista democristiano non esprime un idioma organico classista o razzista ma un performativo politico che sciolga le forze spirituali e politiche stanche al loro proprio destino, ad un essere comune, libero, civile, italico. Ciò che colpisce nelle parole di Aldo Moro è proprio l&#8217;esigenza dell&#8217;essere comune, di una politica che sia espressione di un incontro pacifico e armonico di orizzonti differenti condivisi. Oggi una tale esigenza può nascere solo da una rinnovata fiducia nella possibilità di una condivisione  politica e sociale che non si appiattisca su qualsivoglia identità, classe, razza o fede: una fiducia nella possibilità di realizzare il sogno dei nostri padri e delle nostri madri di costruire una comunità civile aperta fondata sul principio della generosità dell&#8217;essere.  Tradurre, e non tradire, la generosità in agire politico e sociale, in una prassi della solidarietà, è il compito che Moro trasmette a noi, cittadini di un Paese stanco che ha un desiderio enorme di unire le mani con i più deboli per realizzare le condizioni della &#8216;finita&#8217; libertà umana. Un caro saluto, Claudio D&#8217;Isanto.</p>
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		<title>Commenti su La forza della società italiana di Otello</title>
		<link>http://www.accademiaaldomoro.org/public/frammenti/?p=27#comment-6</link>
		<dc:creator>Otello</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 06:37:42 +0000</pubDate>
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		<description>Queste poche righe, denotano una grande capacità di analisi, e dimostrano come Aldo Moro tenesse in buon conto, gli interessi e le giuste aspettative della Cittadinanza! 

Purtroppo, dopo di lui non ho visto nessun altro personaggio politico, dimostrare il medesimo interesse per i reali e più che naturali bisogni sociali.

Anzi, bisogna proprio convenire, che dopo la sanguinosa primavera del 1978, ovvero dopo il dramma vissuto da Aldo Moro e da quanti hanno visto giustamente in lui ... la vita sociale e politica nel nostro Paese, si è andata sempre più deteriorando e svilendo! ;-/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Queste poche righe, denotano una grande capacità di analisi, e dimostrano come Aldo Moro tenesse in buon conto, gli interessi e le giuste aspettative della Cittadinanza! </p>
<p>Purtroppo, dopo di lui non ho visto nessun altro personaggio politico, dimostrare il medesimo interesse per i reali e più che naturali bisogni sociali.</p>
<p>Anzi, bisogna proprio convenire, che dopo la sanguinosa primavera del 1978, ovvero dopo il dramma vissuto da Aldo Moro e da quanti hanno visto giustamente in lui &#8230; la vita sociale e politica nel nostro Paese, si è andata sempre più deteriorando e svilendo! ;-/</p>
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