L’incontro tra Nord e Sud

“In questi giorni l’Italia affronta, non sapremmo dire con quanta coscienza, il grave problema della sua ricostituita unità. Vento del Nord, vento del Sud s’incontrano; incontro fuori di metafora, se non di due mentalità rigidamente cristallizzate come per una fatalità ambientale e storica, certamente di due diverse esperienze. Qui non c’è luogo né per lodi né per biasimi; si tratta di un fatto semplice e incontrovertibile. Ci sono degli Italiani i quali hanno vissuto per più di un anno la iniziale e grezza e faticosa esperienza democratica di un paese che è stato per venti anni sotto la dittatura ed esce, stremato nelle risorse economiche e spirituali, dalla guerra. Ci sono degli Italiani che hanno cercato un indirizzo unitario nella comune libertà ed hanno sperimentato che cosa terribilmente difficile sia questa. In conclusione c’è in essi una sfiducia che si risolve in prudenza e qualche volta in stanchezza. Questo è il tono dominante della esperienza meridionale. Vi sono poi altri Italiani, i quali escono da una lotta sorretta dalle risorse della generosità e della fede, da una lotta spontanea promotrice di unità e quotidianamente nutrita dall’ansia dell’agire e dalla fiducia nell’agire. (…) Esperienza, questa del Nord, di freschezza, di giovinezza, di fiducia, di fretta, d’inesperienza. Non bisogna meravigliarsi se le cose stanno a questo modo. Si tratta soltanto di far compiere, al più presto, il raccordo di questi due mondi; bisogna pareggiare le mentalità che le due diverse esperienze hanno creato. La dura realtà farà certo questo lavoro per suo conto; ma la nostra opera intelligente può contribuire ad affrettare la soluzione della crisi, evitando soprattutto, che si tratti di un conguaglio quale che sia, cosa mediocre che riduca il pareggiamento al termine peggiore. Invece le due mentalità si debbono integrare e correggere, offrendo l’una all’altra quel che ha di migliore e più vero. (…) Hanno bisogno soprattutto di riconoscere umilmente i limiti del loro essere di parte, e non sempre con funzione decisiva, in un grande gioco di interessi e di aspirazioni che si estende quanto il mondo. Perciò le esperienze delle due parti d’Italia possono, incontrandosi, giovare all’Italia una.”

(Aldo Moro, “Studium”, maggio 1945)

One comment

  • claudio d'isanto
    3 novembre 2011 - 6:03 am | Permalink

    Mai come oggi le parole di Aldo Moro, scritte nel lontano 45 all’indomani della guerra, rispecchiano sentimenti provati da molti cittadini italiani. Non si trattava e non si tratta oggi di dare una descrizione antropologica e culturale delle identità del nord e del sud italia. Aldo Moro si appellava a quella che potremmo definire una fenomenologia del sentimento, delle passioni vissute in modo strutturale e sistemico dai più. Dell’esperienza dura del sud, che come il Nord aveva partecipato attivamente alla guerra di resistenza per reclamare una ‘comune libertà‘, rimane per Moro solo quel senso di sfiducia, di prudenza, di stanchezza. E’ il sentimento provato dai più in tutta la penisola italiana nel nostro tempo, sia al sud che al nord,nell’epoca della fine infinita della parabola del berlusconismo e dello stato di emergenza finanziario. E’ ovvio che per Moro non siamo sul piano di una descrizione di identità culturali, geografiche, antropologiche. Qui si fa appello a forze, a energie spirituali e politiche che cercano uno sbocco nell’azione civile e parlamentare. Il desiderio di freschezza, di giovinezza, di fiducia cui fa appello lo statista democristiano non esprime un idioma organico classista o razzista ma un performativo politico che sciolga le forze spirituali e politiche stanche al loro proprio destino, ad un essere comune, libero, civile, italico. Ciò che colpisce nelle parole di Aldo Moro è proprio l’esigenza dell’essere comune, di una politica che sia espressione di un incontro pacifico e armonico di orizzonti differenti condivisi. Oggi una tale esigenza può nascere solo da una rinnovata fiducia nella possibilità di una condivisione politica e sociale che non si appiattisca su qualsivoglia identità, classe, razza o fede: una fiducia nella possibilità di realizzare il sogno dei nostri padri e delle nostri madri di costruire una comunità civile aperta fondata sul principio della generosità dell’essere. Tradurre, e non tradire, la generosità in agire politico e sociale, in una prassi della solidarietà, è il compito che Moro trasmette a noi, cittadini di un Paese stanco che ha un desiderio enorme di unire le mani con i più deboli per realizzare le condizioni della ‘finita’ libertà umana. Un caro saluto, Claudio D’Isanto.

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