Identità nazionale: dai “frammenti” numerose indicazioni di approccio e di metodo

In occasione del seminario “L’identità ritrovata” promosso dall’Accademia Aldo Moro (Roma, 19 dicembre 2011), Daniele Mezzana ha illustrato il programma “L’intelligenza e gli avvenimenti”, presentando anche gli obiettivi e i contenuti di questo blog. Ecco qui di seguito un estratto dal suo intervento, che è riportato per intero nel sito del programma.

(…) Nel quadro del programma, che prevede vari filoni di attività, abbiamo identificato nell’identità nazionale una di quelle che abbiamo chiamato “nuove frontiere della politica”; nel senso che essa fa parte di quei processi sociali e aree problematiche che oggi, non solo in Italia ma in tutto il mondo, pongono nuovi dilemmi, o generano nuovi pericoli, con cui la politica deve necessariamente misurarsi, per esercitare una funzione di orientamento e di guida. A questo proposito è risultato, per noi, di particolare interesse un riferimento forte ad Aldo Moro, per cercare di capire se nella vasta, ma non sistematica e organica, mole dei suoi scritti e discorsi emergesse un orientamento circa il senso dello stare insieme come italiani, che potesse avere un significato anche per noi nella realtà attuale. Abbiamo, in particolare, identificato e raccolto numerosi “frammenti” di scritti e discorsi dello statista sull’identità nazionale, senza alcuna pretesa di sistematicità e con alcun intento di documentazione storiografica. Piuttosto, tali frammenti costituiscono una “memoria”, che stiamo trattando da un punto di vista ermeneutico, di interpretazione, in modo che essa possa, in qualche modo, interpellarci e comunicarci ancora qualcosa di importante su cui meditare, anche al di là dei contesti specifici in cui Moro si è espresso. Da tali frammenti emergono, quasi in controluce, intuizioni di fondo, assunti, orientamenti di valore e affettivi che vengono prima delle strategie e delle azioni, e che, nel loro insieme, sembrano suggerire all’interprete odierno importanti indicazioni o spunti (soprattutto direi di approccio e di metodo) sul tema della comunità nazionale e su come questo tema si intrecci con altri temi, come quello della democrazia, del ruolo della politica o del ruolo dei cittadini. Tra questi spunti ne posso citare almeno tre, che riguardano:
- la patria, o la nazione, come concetti “difficili” da trattare;
- la patria in quanto legata a quello che Moro chiamava il “valore umano”;
- la patria come entità legata, non solo al passato, ma anche e soprattutto al futuro. (…)

(…) su “La Rassegna”, nel giugno 1945, intervenendo nel dibattito su nazionalismo sconfitto e internazionalismo emergente, Moro opera una distinzione tra nazione e nazionalismo, e contrappone la nazione in quanto realtà fatta di una “sostanza umana” alle mitologie del nazionalismo o ad astratti sistemi di valori; una realtà certamente contraddittoria e difficile, ma ineludibile e che occorre saper interpretare.
(…) “Non vorremmo che alla mitologia del nazionalismo (diciamo del nazionalismo e non della nazione, la quale non è mito, ma umanissima verità) si sostituisse, con la pericolosa illusione di aver risolto il grave problema della convivenza, un altro mito. (…) Non si tratta dunque di distruggere la nazione, né la regione, né il comune, né la famiglia, né le mille altre società che l’uomo libero crea, obbedendo a un impulso interiore. (…) Non è sorpassando queste esperienze, ma utilizzandole, e cioè rendendole, in modo conforme alla loro verità, intime ed umane, che si realizza una universale comunione di vita”. (…)

One comment

  • claudio d'isanto
    2 gennaio 2012 - 6:24 pm | Permalink

    I frammenti di Aldo Moro su patria e nazione, e in particolar modo la sua critica alla mitologia del nazionalismo,’ evocano uno scenario che ci è molto vicino ancora oggi. Troppe sono le voci che si levano dalla società civile alla ricerca di una ‘comunità‘ della solidarietà, di una solidarietà comune per dare impulso, vitalità ad un essere collettivo che sembra aver perso l’idea di un percorso comune. Come pensare un essere comune senza feticizzare le appartenenze e rendere naturali forme di comunità che sono il risultato di processi storici complessi? Durante la fine del Berlusconismo colpiva la sensazione di una mancanza di una ‘narrazione della crisi,’ una narrazione che avrebbe dovuto parlare a tutta la nazione in modo nuovo. Il nazionalismo criticato giustamente da Moro esigeva una nuova grande narrazione mitologica per creare una nazione, un ‘popolo,’ una comunità che non coincideva con i confini geografici della nazione ma che doveva essere filtrata e purificata con meccanismi violenti messi in evidenza in tutta la loro devastazione nei campi di sterminio. Le parole del Presidente sembrano indicarci un sentiero tra l’esigenza di sentirci comunità nonostante le differenze (genere, lingua, appartenenza) ed il pericolo di qualsivoglia creazione di una ‘comunità‘ forte che si fonda sempre sull’esclusione dell’altro (il non europeo, il nemico, l’apolide, il non conforme). Come ritrovare una narrazione della nostra comune appartenenza senza ignorare le differenze, senza “sorpassarle’ in forme mitologiche e demoniche di comunità? Forse è l’appello di Moro all’esigenza di riportare qualsivoglia appartenenza (nazione, comune, famiglia) alla propria verità intima ed umana la chiave per superare la crisi collettiva in cui ci troviamo. Non c’e’ nulla da ‘creare’, filtrare, epurare. Si tratta solo di scoprire ancora una volta l’idea dell’essere ab-soluto, svincolato da qualsiasi appartenenza e libero di abbandonarsi all’esistenza. Solo nel mistero dell’abbandono può realizzarsi l’idea di una comunione di vita che non sia fittiza (ma potrei dire ‘demonica’ nel senso del nazionalismo) ma sostanza umana.
    Un caro saluto. Claudio D’Isanto

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