Il credito internazionale dell’Italia

“Quando si va all’estero e si stabiliscono rapporti con i responsabili politici e la classe dirigente dei vari paesi, il rappresentante dell’Italia è preso da due contrastanti sentimenti. L’uno di preoccupazione per tutto quello che, non fatto o non fatto bene al nostro interno, rischia di riflettersi gravemente sulla nostra immagine e sul nostro prestigio nel mondo. (…) L’altro sentimento, contrastante, in un certo senso, con il primo, è la constatazione del credito di cui gode l’Italia, dell’importanza che hanno ancora nel mondo la sua storia, la sua arte, la sua cultura, la sua economia e la sua capacità creativa. Magari non hanno rilievo cose che noi consideriamo importati, ma altre sentite da coloro con i quali abbiamo rapporti. Ebbene, vi si assumerebbe una grave responsabilità non utilizzando, non utilizzando bene, questo rilevantissimo patrimonio che fa ancora oggi dell’Italia un punto di riferimento della vita internazionale. Ed anche questo è opera nostra come accorti continuatori delle nostre tradizioni e promotori di un futuro che sia determinato, non solo dagli altri, ma da noi stessi. La storia, onorevoli colleghi, si volge veloce. In poco tempo la scomparsa di capi prestigiosi, nuovi governi in Francia, Germania e Inghilterra, l’emergere del mondo arabo, ad un tempo il bipolarismo e il decentramento del mondo, l’avanzare impetuoso di ideali e valori di umanità; accanto al drammatico declino delle libertà in Cile, la restaurazione democratica in Portogallo e Grecia, il crescente affiatamento in Europa. In questo moto impetuoso che va, io credo, verso la libertà, la giustizia, la solidarietà degli uomini e dei popoli, l’Italia deve essere presente con un proprio giudizio e una propria iniziativa. Il governo è pronto ad assumere per questo tutte le sue responsabilità.”
(Aldo Moro, relazione alla Commissione Esteri della Camera, 1 agosto 1974)

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