L’Europa politica e sociale

“(…) La prospettiva dell’unione economica e monetaria sarà dunque confermata in tutto il suo determinante significato … Ma proprio perché si tratta di un fatto decisivo, penso che noi dovremmo chiedere che esso abbia il suo naturale complemento in una politica comune di movimento e di progresso, cioè una iniziativa che non si limiti a potenziare la ricchezza dov’è, ma sappia equilibrare e fare giustizia. … Io non dubito che l’Italia, sulla base dell’esperienza, si batterà, e non solo a proprio vantaggio, perché le regioni periferiche e trascurate, nell’intero ambito della comunità allargata, sfuggano finalmente alla legge iniqua della ristretta concentrazione del benessere. E così è da attendere che i ceti più depressi siano sollevati, le parti sociali viste nella loro dignità, la cultura diffusa, la gioventù valorizzata in un libero movimento e contatto, al di là degli antichi confini, una cittadinanza europea, sia pure per una graduale attuazione, riconosciuta (…) ”

(Aldo Moro, Articolo su Il Giorno, 15 ottobre 1972)

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